Il giorno della Lobola

Lascia un commento

settembre 25, 2015 di furahaa

Scarpe di pezza rosse mezze scollate ai piedi, sciarpa viola al collo, il vento spazza via fiori e foglie dei jakaranda tutt’intorno, sono pronta e felice fuori dal cancello di casa, oggi la mia amica si sposa!

Il matrimonio tradizionale, in Zimbabwe, si chiama Lobola e altro non e’ che il giorno in cui il futuro sposo, con famiglia al seguito, si presenta a casa della futura sposa per chiederne la mano e paga il prezzo negoziato per la sua bella.

La sua bella, un’ora dopo l’appuntamento fissato sotto casa mia, arriva in jeans e maglietta, si scusa per il ritardo, era andata a ricaricare la bombola del gas, che’ sua mamma ha in programma grandi cose in cucina.

Via nella polvere delle strade sterrate verso Chitungwiza, il suo sobborgo d’origine.

Un’ora dopo siamo a casa sua.
Nel giardino il pavimento e’ fresco di posa, di un cemento grezzo ridipinto a scacchi rossi e neri. Dentro, al di la del corridoio, si apre il salottino rassettato, I divani e le poltrone rivestitedi raso trapuntato, color oro. I bambini appaiono e scompaiono dalle stanze intorno, nella cucina minuscola sembrano stipate tutte le donne di casa. I fornelli gia fumano e sbuffano, ci viene servita la colazione sul tavolo ben apparecchiato, la tovaglia da pic-nic a quadretti rossi e bianchi, una teiera di metallo smaltato marrone versa te’ bollente nelle tazze a righe colorate, I piatti accolgono frittatine unte di cipolla e carota, muffin appena sfornati, pane imburrato.

Lo sposo arrivera’ alle Quattro.

Sorelle e cognate si affaccendano, fratelli e cognati non si vedono. Il papa’ della sposa siede in giardino, sul gradino piastrellato della veranda del salotto. Sembra sereno. Ripassa nella mente la sua parte, si prepara alle contrattazioni.
Bambini dentro, bambini fuori, giocano a catturare le formiche sul pavimento della verandina. La piu piccola ha due settimane, rimane a sonnecchiare su una poltrona in salotto, arrotolata nelle sue coperte pesanti di poliestere made in china. Somiglia a un bozzolo gigante fuxia a pois.

Ecco che arriva Gogo, la nonna, la mamma della sposa, tutti le fanno le feste. Lei, nel suo vestito lungo verde e arancio, mi saluta e mi da il benvenuto in casa sua. Per lei questo grande giorno e’ iniziato molto presto. Ha un pacco sotto il braccio, e’ un set di pentole che qualcuno le ha portato dal Sudafrica, le ha comprate apposta per l’occasione a soli 350 Rand, solo poco piu di 35 dollari. In Zimbabwe le avrebbe pagate non meno di 150, mi rivela fiera. Bambini e figlie si raggruppano attorno al tavolo del salotto, incuriosite ed eccitate mentre scarta i suoi 15 pezzi di felicita’.

Ora di pranzo arriva presto, I bambini mangiucchiano le stesse frittatine servite per colazione, seduti in fila nel corridoio in penombra, sulle piastrelle lucide rosa pallido. L’odore del fornelletto a gas ormai a pieno ritmo invade aria e annebbia viste. I bimbi non se ne curano, continuano a masticare, guanciotte piene e paffute.
La matriarca dice ‘Andiamo!’ le tende nuove a quest’ora saranno pronte. Quattro donne in auto verso una casetta a pochi isolati e molte buche dalla casa della futura sposa. Knock Knock. La sarta non risponde. Dopo alcuni tentativi, una sonnecchiante scompigliata signora ci apre la porta del retro e ci invita a entrare. Raccoglie a braccia decise i lunghi drappeggi di crema, arancio e lime ammassati sul pavimento, non c ‘e’ nemmeno un minuto da perdere, via indietro verso la casa della futura sposa. Comincia il montaggio. Smonta la trave, sfila le vecchie tende di pizzo ingiallite, infila I nuovi pesanti drappeggi, rimonta la trave. Tira di qua, aggiusta di la, sara’ troppo corta, mi sa che ci voleva un drappo in piu, tutta la famiglia si adopera, fratelli magicamente apparsi e sorelle meticolose dirigono la futura sposa arrampicata in cima a una poltrona, in mezzo alla stanza. In cucina le frittelle continuano a friggere e l’olio a sfrigolare. Via il tavolino, via le briciole delle frittelle e i muffin smangiucchiati dal pavimento, una delle nuore arriva rapida con la scopettina di paglia. La mamma della sposa, nel frattempo, allestisce il tavolo con grandi contenitori di vetro, riempiti all orlo di frutta fresca e le ormai note profumatissime frittelle. Il fratello minore porta in spalla un tappeto a pelo lungo, lo srotola fiero in mezzo al salotto, rosso e nero, abbinamento perfetto con il crema, arancio e lime delle tende.

La sposa riappare nella confusione, si e’ messa in ghingheri. Il vestito giallo la fa spiccare, il foulard in testa la riporta al suo ruolo e doveri tradizionali. I calzini neri di lana sotto le ciabatte consunte, alla pigrizia di metter su le scarpe buone fino all’ultimo ultimissimo momento.
Anche la mamma cambia il foulard e ne indossa uno bianco che la rende ancora piu regale.
E’ lei la regina della casa, dirige I lavori, I tempi, le sue ancelle affaccendate.

Le donne si prendono una pausa, tutte si chiudono nella piu piccola delle stanze da letto, tutte ad allattare.
Sono le quattro e trenta di un pomeriggio grigio e ventoso. Lo sposo ancora non si vede.
La sposa futura informa che bisogna temporeggiare, manca il mediatore. Colui che e’ incaricato di mediare I negoziati, e’ ancora in citta’, che’ la sorella di un fratello di un altro amico suo si sposava oggi, pure lei.
Fratelli zii cognate nuore continuano ad arrivare. Le speranze di capire la genalogia sono invece quasi del tutto abbandonate.

Le sei del pomeriggio, ancora nulla. Ripetute Invasioni di bambini obbligano a riassettare e riassettare.
La sposa decide, Ah! Usciamo a berci una cosa! Ha ancora su I calzini di lana e le pantofole consunte.
Fuori, le strade si popolano mentre il sole va giu’, una candela e’ gia accesa al di la della grata arruginita di un negozietto che vende salsicce di macinato vero a un dollaro. La musica pulsa nel vicolo, fuori dalla finestra di una casa fortunata. Poi attacca anche lo stereo di una macchina parcheggiata li vicino. Trasmettono ‘I want you back for good’ the Take That. Che anno era? Non faccio in tempo a fare I conti che il profumo di spezzatino mi distoglie, la cena deve essere ormai pronta. La sposa di nuovo dichiara, torniamo indietro, prima mangiamo, poi si beve!
Il corteo, ubbidiente e affamato, torna dentro. Coperte spesse appaiono sulle spalle di vecchie signore e ragazzini. E’ quasi buio normai, mediatore dove sei?

Di dentro, nel salotto, gli adulti siedono alle poltrone. I bambini, sul pavimento, dai piattini di plastica blu addentano cosce di pollo, ingurgitano sadza e muriwo (polenta Bianca e verdure) a gran manate. La mamma rovista qui e la, alla ricerca di una candela in piu. Non c’e corrente.
Qualcuno passa tra gli ospiti con un boccale e una ciotola per il lavaggio delle mani, si mangia!
E poi all improvviso, forse perche qualcuno ha deciso che le candele non illuminano a dovere o perche non gli piaceva piu, ecco che ancora una volta la stanza comincia a cambiare forma, I divani si spostano, gli oggetti spariscono, riappaiono, si capovolgono, le tende si ravvivano. Un cenno di qualcuno e noi giovani donzelle in fretta relegate nella cameretta.

Io il mediatore ancora non l ho visto. Non capisco, chiedo delucidazioni, mi rispondono che lo sposo e’ arrivato. Anche lui, con la sua famiglia, e’ chiuso in una delle stanze.

Cosi’ il rituale sembra avere inizio, comincia il negoziato, comincia l’attesa per noi fanciulle, non autorizzate a prendere parte alle trattative, rannicchiate su un letto che ci entra appena nella stanza di due metri per due. C’e’ un letto. E poi c’e’ un frigorifero. In cima al frigorifero c’e’ una candela a fare atmosfera, incastrata in una vecchia bottiglia di Mazoe (sciroppo tipico locale che va bevuto allungato con l acqua. )
Comincia il gossip, le risatine, qualcuna tende l’orecchio cercando di origliare. Ma la sposa sbotta, nessuna delle sue cugine piu grandi siede nella stanza in sua rappresentanza, come tradizione vuole. La prescelta scatta in piedi, si avvolge un foulard in testa alla bell’e meglio, un grembiule a coprirle fianchi e vita e scompare dietro la porta della stanza dei negoziati.
Non passa un minuto che qualcuno manda un segnale, e’ ora, state pronte, anche voi dovete entrare. Le ragazze si sitemano fulards in testa alla bell’e meglio, grembiuli in vita e scompaiono oltre la porta.
Poi arriva anche il mio turno. Mi mettono un foulard in testa alla bell’e meglio, un grembiule in vita, mi scrutano per un istante, ‘Ok, puoi andare’ e mi spingono dentro.

Il mediatore siede per terra sul tappeto rosso e nero, di fronte alla famiglia schierata.
I fratelli, ben attenti a non perdere il filo, tengono in mano una lista delle cose da pagare. 50 dollari, poi 20, poi 40, per le verdure e le cibarie varie. Poi e’ il turno della mamma, lei chiede 1.500 per il suo corredo. Il mediatore vacilla, chiede permesso di consultare la famiglia dell sposo, esce, rientra e rilancia, 600. Vabe, ok, accettano subito, sara’ stato un bluff.
Il padre chiede per se’ 800 dollari. Riparte l’andirivieni del mediatore. Torna, un po’ sudato. Facciamo che vi do 200 adesso e il resto dopo? Siamo appena rientrati da un funerale, abbiamo dovuto sostenere molte spese. Ok, il padre un po seccato accetta.
Alla fine arriva il pezzo forte, il prezzo della sposa, la Lobola. 3500 dollari e’ il suo valore, il mediatore quasi ci rimane. Esce. Non torna. Attesa, ecco riappare. E’ troppo. Che si puo’ fare? Il padre della sposa taglia giu di 500. Il mediatore si contorce, chiede tregua, una parte e’ sul piatto, il resto arrivera’.
Finalmente l accordo e’ segnato. Ululati e gridolini esplodono dalle voci delle donne sedute in terra coi foulard in testa e I grembiuli in vita. Finalmente la famiglia acquisita e’ accolta, non piu’ relegata. Portano dentro zucchero, latte, pane, bevande, birra e chibuku (birra tradizionale), beni di ogni genere e carta igienica. E poi galline, capre e non so bene quante mucche.

Il tappeto rosso e nero accoglie tutti e tutto. Lo sposo felice torna poi relegato con la sua famiglia nella stanzetta, dove gli viene servita la cena.
Noi, di qua, si festeggia il bottino con una lattina di Fanta all uva.

E cosi il giorno della lobola volge al termine, mentre di la’ in cucina la carne non fini’ mai di cuocere, le frittelle di friggere.

© Verena Bruno and Lastradaperfuraha.wordpress.com, 2012. Unauthorized use and/or duplication of this material without express and written permission from this blog’s author and/or owner is strictly prohibited. Excerpts and links may be used, provided that full and clear credit is given to Verena Bruno and Lastradaperfuraha.wordpress.com with appropriate and specific direction to the original content.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: