Il Paese di ghiaccio e neve – Canazei, Marzo 2013

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marzo 26, 2013 di furahaa

Questa è la storia del paese di ghiaccio e neve.

 

C’erano una volta tre fanciulle che erano prigioniere in un castello verde. La fanciulla dagli occhi di rugiada, la fanciulla dai capelli di cannella e la fanciulla dal sorriso di miele. C’era poi il re del paese di ghiaccio e neve, una derubata, uno svitato, la donna di ghiaccio, Madame Spakamì, il signor 305, lo stregone buono, il ciambellano, la signora delle nevi, il cucù e infine una marmotta.

 

Un giorno le tre fanciulle udirono passi di donna farsi sempre più vicini, guidati dal vento gelido dell’atrio principale.

La fanciulla dal sorriso di miele cominciò a tremare. Qualcuno le aveva raccontato che il castello era infestato dai fantasmi!

Ma non era un fantasma a farsi avanti. Apparve loro la derubata, che con voce ferma e fare sicuro chiese di parlare con il re. ‘Sono stata derubata!’ Disse a gran voce quando il re la volle ascoltare.

 

‘Cara derubata, questo non può essere, la servitù è delle più fidate!’

 

‘Io non sono pazza!’ esclamò la donna. Il re rispose a tono: ‘Beh, signora, questo è tutto da verificare!’

 

Arrivò poi lo svitato. Si aggirava per i corridoi, inquieto, poi d’un tratto si presentò: ‘Salve, sono lo svitato’.

 

Non fece in tempo ad attaccar bottone che venne subito freddato dall’arrivo prorompente della signora di ghiaccio. La signora sbraitava e strillava, voleva andare a tutti i costi alla piscina incantata, ma non aveva l’asciugamano! Le fanciulle provavano invano a placare la sua ira, sembrarono riuscirci, ma ecco che ricomparve: ‘La tessera, la tessera!’ Nessuno le aveva spiegato come fare per sfruttare la magia della carta dipinta d’azzurro.

 

La donna di ghiaccio era già nota al saggio re. Proprio lei gli aveva domandato se fosse il caso di custodire i suoi averi preziosi nella cassaforte della sua suite reale! Visti tutti gli svitati che si aggiravano per il castello! Il re buono le rispose con fare gentile: ‘Signora mia, non credo che sia necessario, a meno che lei non abbia con sè una tiara di diamanti!’ ma la donna ribattè: ‘Ah no no! Io non ce l’ho, una chiara!’

 

E scese il silenzio.

 

Riapparve lo svitato che, all’udire l’ira della belva, si intromise ed esclamò: ‘La tessera, la tessera, la carta della montagna!’

 

‘Certo, signor svitato, la sua carta è riposta nello scrigno magico che le abbiamo consegnato.’

 

‘Quale scrigno magico? Quello che ho buttato??’

 

‘Soffocatelo!!’ il re, paziente e saggio, suggerì dal suo trono.

 

In seguito arrivo Madame Spakamì, girata male che nemmeno un muflone a digiuno. ‘Dove sono i giullari di corte!!? Le mie figlie vogliono essere animate!’

 

‘Cara Madame, i giullari sono partiti alla volta del castello in cima alla collina, è lì che le vostre figlie potranno trovare allegria’.

 

‘Ma come! Nessuno mi aveva informata! Tutto ciò è increscioso! E voi, fanciulle, siete scostumate e indifendibili!’

 

La fanciulla dagli occhi di rugiada, che era anche la più saggia delle tre, ormai sfinita dalle angherie subite in quel castello, esclamò: ‘Oh ragazze.. io ciaoooo!!’

 

Scese la notte, le fanciulle agghindate per il grande ballo che si teneva nel castello in cima alla collina. Tutti gli ospiti del castello verde sarebbero stati trasportati da grandi carrozze argentate.

 

La fanciulla dal sorriso di miele aspettava, paziente, che gli ultimi arrivati, nei loro abiti sfarzosi, giungessero dai loro appartamenti per essere accompagnati.

 

‘Eccozi!’ Il signor 305, un po’ in ritardo, giunse nell’atrio con tranquillità beata.

 

‘Eccozi un par di..’ avrebbe tanto voluto dire la fanciulla. ‘Prego, in carrozza!’ Il sorriso dolce sulle labbra appena laccate.

 

Il mattino seguente la rugiada scintillava sui rami innevati, tutto taceva, al castello. La porta si aprì. Ecco lo svitato!  Depositò gli sci proprio lì, all’ingresso, non si era accorto che era proibito!!

 

La pazienza del re saggio fu messa a dura prova. ‘Io gli svito gli attacchi!’ esclamò il buon re, innervosito. Poi si ritirò nelle sue stanze a mangiare vitel tonnè, così che la sua ira fu placata.

 

Le giornate scorrevano lente, nel castello verde del paese di ghiaccio e neve.

 

Le fanciulle decisero di fare una passeggiata tra le case bianche e legnose, scoprirono un luogo dai profumi deliziosi, una fata preparava dolci di mele, semi di papavero, uvetta e cannella.

 

La fanciulla dal sorriso di miele, che era anche la più golosa, non resistette e sulla via del ritorno si mise a gustare le delizie della fata del paese di ghiaccio e neve.

 

‘Spero che gli ospiti del castello non mi vedano mangiare! Potrebbero volermene male!’

 

‘Non preoccuparti’ le disse la fanciulla dai capelli di cannella. Ma non fece in tempo a finire che apparve lo stregone buono, proprio lì davanti a lei, e la sorprese con la faccia cosparsa di zucchero a velo.

 

‘Presto, rientriamo al castello, per fortuna lo stregone è buono, non ci farà del male!’

 

Dentro, il tepore riscaldava le fanciulle accoccolate vicino al caminetto ormai spento.

 

La fanciulla dal sorriso di miele quasi si assopì, ma proprio mentre gli occhi stavano per chiudersi.. vide da lontano lo svitato arrivare!!

 

D’istinto sprofondò nella poltrona, la faccia si fece contratta, gli occhi umidi si sgranarono, il collo cercò invano di ritirarsi nell’addome, le braccia aggrappate ai braccioli, come se temesse che qualcosa volesse soffiarla via. Tutto il corpo fu presto vittima di una paralisi improvvisa, preda di un incantesimo pietrificante, era come se lei non fosse più in quel luogo, come osservasse la scena dall’esterno, invisibile agli altri.. avrebbe tanto voluto scomparire!

 

‘Allora, che si dice a Roseto degli Abruzzi???’

 

‘Ma.. veramente io provengo da altre terre’ Rispose, trattenendo a fatica lo stupore.

 

‘Io vado in bagno!’ Esclamò la fanciulla dai capelli di cannella, che era anche la più furba delle tre. E poi si allontanò, saltellando, appena un momento prima di scoppiar dalle risate.

 

La fanciulla dagli occhi di rugiada affondò la faccia nella sua veste e fece finta di messaggiare.

 

La fanciulla dal sorriso di miele, dal canto suo, non sapeva più come fare per tenere a bada lo svitato che, per sua fortuna, di sua sponte, si guardò un po’ più intorno e si congedò.

 

Il castello era in subbuglio, la derubata continuava ad accusare di aver smarrito le sue vesti preziose, lo svitato passava e scappava, ritornava, discuteva, rifletteva, domandava, poi si azzittiva. Poi riprendeva a parlare: ‘Ma sono rosso????’

 

Il ciambellano, vittima preferita dei dilemmi dello svitato, gentilmente ribattè: ‘Sì, un po’ rosso siete..’

 

‘Ma di che rosso??? Non sarà mica il fuoco di Sant’Antonio!!’

 

‘E cosa potrei regalare al mio caro padre?’

 

‘Mi scriverebbe qualcosa sulla cartolina per il mio caro padre?’ Chiese un giorno lo svitato alla signora delle nevi.

 

‘Ah.. e sarà meglio che tutti portino la maglietta intima, fa freddo quassù.’

 

‘Ma voi ce l’avete facebook???’

 

‘Sì!’ Risposero in coro le fanciulle. ‘Ma non lo adopero molto’ – si apprestò ad aggiungere la fanciulla dal sorriso di miele, cercando di dissuaderlo dall’idea di entrare nel suo prezioso regno.

 

‘Io li avveleno..’ il re, ormai stremato, si abbandonò a pensieri ad alta voce.

 

‘Mio caro re, mi dispiace importunarvi ancora, ma sono un po’ nervoso! Ho smarrito il mio cappello, lo avevo ereditato, era un dono di famiglia! Come potrò fare mai per ritrovarlo.. forse potreste mandare un ambasciatore reale affinchè lo cerchi, alla scuola dei campi???     

 

 

Il sole si abbassò leggero sulle cime innevate della valle tranquilla del paese di ghiaccio e neve. Il cucù suonò le cinque del pomeriggio, coppie di ballerini tirolesi vennero fuori dalle pareti dell’aggeggio meccanico, mentre la gente del posto sorseggiava un bombardino, tanto per gradire.

 

Le fanciulle tornarono alle loro stanze, stanche di quella prigionia nel castello incantato.

L’indomani avrebbero fatto ritorno alle loro case, lontano dal paese di ghiaccio e neve.

 

Ah! E poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata. Ma non era davvero una marmotta, era un lupo! E lei se ne innamorò. Ma questo il lupo non lo seppe mai.

 

E nonostante la schedina del win for life che le tre fanciulle speranzose giocarono nel paese di ghiaccio e neve avesse restituito l’unico punteggio non vincente, vissero per sempre felici e contente.

 

Taaa-ratata, taaa-ratata, taaa-ratata-ratata-ratata!

 

 

© Verena Bruno and Lastradaperfuraha.wordpress.com, 2012. Unauthorized use and/or duplication of this material without express and written permission from this blog’s author and/or owner is strictly prohibited. Excerpts and links may be used, provided that full and clear credit is given to Verena Bruno and Lastradaperfuraha.wordpress.com with appropriate and specific direction to the original content.

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