SHOUSHOUNA RUNNING RUNNING – (Nairobi – 3 Dicembre 2012)

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dicembre 3, 2012 di furahaa

Piove. Piove forte anche se non dovrebbe, perché la stagione delle piccole piogge dovrebbe ormai andar terminando, lasciare al caldo torrido di Dicembre e Gennaio il suo tempo abituale.

Stanotte la volontaria di Novembre è ripartita.

Di rientro dall’aeroporto, infreddolita e stanca della lunga giornata di lavoro al villaggio, mi ero messa a letto col pensiero che potesse chiamarmi, presa dal suo panico consueto che qualcosa non andasse per il meglio.

Sono le 6.17 quando il telefono squilla nel sonno cullato dal ritmo di pioggia sul ciottolato là fuori. Non mi sveglio subito, la mia suoneria è una melodia dolce che non ti fa sobbalzare, ma piuttosto ti invoglia a restare nel sogno.

Poi mi torna in mente della volontaria, mi lancio fuori dalle mie coperte incespicando nella zanzariera velata. Cerco a tentoni il telefono che avevo scordato nella tasca del pantalone abbandonato da qualche parte nel caos della stanza, per la troppa stanchezza.

Non è la volontaria, è teacher Triza. Rispondo, la voce ancora assonnata, teacher tutto bene?? Dice che sta correndo in ospedale, la sua bimba sembra aver voglia di nascere.

Così abbandono il tepore del letto e mi affaccio in cucina. Sorseggio in fretta il mio caffelatte, mordo una fetta di torta un po’ stopposa, cerco una coperta che possa tener ben al caldo il fagottino in arrivo, la trovo e parto alla volta dell’ospedale insieme a teacher Mary.

Lungo la strada fangosa ci fermiamo a comprare i pannolini. Un’impresa non da poco per me che non ho mai comprato pannolini in vita mia. Quelli per i neonati non hanno misure in giorni, ma in chili. Andrà bene la misura 3-6 chili? Teacher Mary mi sembra consenziente, aggiudicato.

Nel reparto maternità teacher Triza si contorce un po’, si aggrappa alla testata di ferro del suo lettino, come se la contrazione volesse soffiarla via, lontano. E’ esile e minuta. Ci dicono che non manca molto al parto. Ma non è ancora orario di visite e allora veniamo non troppo gentilmente buttate fuori dalla stanzetta dalle tende blu.

Un’ora e mezza dopo, l’infermiera di turno, a più tornate minacciata da due paia d’occhi indagatori e a tratti inquieti, ci annuncia che la piccolina è nata.

Solo dopo un’altra ora riusciamo a vedere la mamma e la bimba. E’ una pallina col naso a patata e gli occhi grandi, li tiene già aperti. Se ne sta lì accucciata di fianco alla mamma, la guarda e le parla con gli occhi nel loro linguaggio segreto mentre succhia il latte con ingordigia dal suo seno. Quando è sazia, comincia a ciucciarsi le dita, piccole e bianche, ancora umide del suo giaciglio passato.

E’ proprio un amore. La sua mamma è stanca e provata ma sorride piena di una gioia fatata.

‘This one is Verena Adhiambo’ è tutto ciò che mi dice, mentre stringe con braccia leggere il suo fagottino adorato.

Retroscena: SHOUSHOUNA RUNNING RUNNING

Sono le 3 del mattino, theacher Triza comincia ad avvertire i primi dolori del travaglio.
La sua casetta è proprio di fronte a quella di teacher Shoushouna, a dividerle solo il prato. Ma Triza non può uscire a bussare alla porta di Shoushouna, è ancora notte e fuori, nel giardino, ci sono i cani da guardia che fanno la guardia proprio contro tutti, anche contro chi ci vive dentro.

Perciò Triza non può che chiamare Shushu al telefono. Vieni, ho le doglie!

Shoushuuna running running si lancia fuori dalle sue coperte e poi subito fuori nel prato. Ma presto si rende conto che i cani sono lì attorno, in agguato. Li sente passare tra le fronde delle aiuole. Allora torna indietro a gambe levate. Rientra nella sua casetta, al sicuro, telefona a Pius, il guardiano di notte, per dirgli di tenere a bada i cani. Ma ahimè, Pius non risponde.
Shushu rimane rintanata nella sua casetta, sbircia dalle tende della finestra. Poi di nuovo, quando vede i cani allontanarsi, Shoushouna running running torna fuori e riesce a raggiungere la casetta di teacher Triza.
La vede e capisce che è il momento di andare all’ospedale. Prendi la tua roba, dobbiamo andare – le dice senza panico né premura.

Poi ancora, Shushu torna fuori, da un occhiata in giro, i cani dove sono?? Sgambettando a gran falcate, Shoushouna running running torna verso casa sua, poi corre a bussare alla porta di teacher Mary, che dorme beata nella sua casetta proprio lì accanto.
Triza deve andare all’ospedale!

Teacher Mary si lancia fuori dalle sue coperte. Insieme corrono a casa di Amelia, la mamma suprema, Shoushouna running running bussa e suona il campanello, bussa e suona.

La mamma si affaccia sonnecchiante, la faccia abbuffacchiata, un po’ schifata.
Triza deve andare all’ospedale!!

Un cenno del capo, segnale positivo. Shoushouna running running prosegue la sua corsa mattutina verso la casetta del driver, bussa e ribussa, finalmente qualcuno apre.
Triza deve andare all’ospedale!!!

Robert si lancia fuori dalle sue coperte, prende le chiavi, mette in moto il van. Intanto il sole pallido viene fuori timoroso tra i rami dell’acacia in giardino, i cani, stanchi della loro caccia notturna, tornano a riposare nella loro cuccia, il villaggio si sveglia piano piano, tutti partono a pioggia battente verso l’ospedale.

Tutti tranne Shoushouna, che oggi è on duty, per lei continua una giornata running running tra pentole e padelle.

Teacher Shushu, è una bambina! E’tanto bella, è forte ed oggi lei comincia il running running della vita.

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